E così ho ricominciato. Giù nel calderone, di nuovo in trincea, ancora qui, sicuramente più attrezzato, fortificato e disincantato. Il prof torna a fare quello che gli piace di più, tra mille ostacoli e nuovi “pischelli” da raddrizzare, cercando di instillar loro, qua e là e senza fretta, un po’ di amore per la cultura. Altre classi, alcune del tutto nuove, per ora un mucchietto di ore di supplenza, sperando di arricchire il carnet. Tante le facce nuove: occhi spauriti e spalle ancora troppo piccole per sopportare il peso della vita nella giungla accanto a facce da schiaffi, spavaldi simulacri di un vuoto famiiare, sociale, umano. E poi loro, che già conosco, che hanno mucchi di ormoni ancora da dispensare, benché non abbiano le idee chiare su come usarli. Loro, che già sommessamente o esplicitamente chiedono di me, protestano o reclamano la mia presenza, o più semplicemente, a modo loro, chiedono una certezza, in questo “mondo freddo e buio” che gliene dà così poche. Ma va bene, va bene così, farò quel che posso, ed anche di più.
